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  • Più cause nei tribunali del fisco

    Controverso. Un po' semplicistico ma forse l'aggettivo dà la misura del rapporto con il Fisco. Soprattutto se si guardano le cifre delle dispute che ogni anno finiscono nelle aule delle commissioni tributarie. Complice anche la crisi, e la difficoltà a pagare, lo scorso anno in primo grado sono arrivati complessivamente quasi 300mila ricorsi. Con le regioni del Sud che primeggiano nel rapporto relativo alle nuove iscrizioni ogni mille contribuenti. Inevitabile la ricaduta sull'arretrato, che non accenna a diminuire: tra primo e secondo grado, infatti, le pendenze arrivano a circa 666mila (+6,9% sul 2008). E per chiudere un contenzioso con il Fisco occorre aspettare, tra tutti e tre i gradi di giudizio, otto anni e sette mesi.
    Un po' di fiato potrebbe arrivare su un duplice versante. Da un lato, l'emendamento al Dl incentivi in corso di conversione parlamentare che, se definitivamente approvato, consentirà di chiudere le liti ultradecennali pendenti in Cassazione pagando il 5% del valore della lite ma a patto che il contribuente abbia vinto già nei primi due gradi di merito. E si punta a creare una corsia preferenziale anche in Commissione tributaria centrale (che comunque dovrebbe chiudere i battenti a fine 2012).
    Dall'altro lato, con la risoluzione dello scorso 27 aprile il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria ha fissato una serie di punti chiave per l'assegnazione delle cause tra i giudici delle commissioni.
    Più organizzazione per ovviare a un organico che va riducendosi (si veda l'intervista a lato) e, appunto, alla tendenza a rivolgersi ai giudici tributari che non conosce soluzioni di continuità. Tarsu, Ici, Irap. Ma anche il bollo auto e l'Iva. Secondo l'esperienza raccolta sul campo, sono questi i tributi contro cui si ricorre di più. E in particolare al Sud. «Il maggior numero di ricorsi arriva verso i tributi locali e il bollo auto – spiega Francesco Miceli, direttore della Ctp di Vibo Valentia -. In secondo luogo contro Iva e Irap».
    A Palermo «moltissime pratiche di ricorso o sospensione – chiarisce Giuseppe Certa, direttore della locale Ctp - riguardano la Tarsu. A ciò si aggiungono quelle contro il fermo amministrativo e l'iscrizione ipotecaria. Infine ci sono quelle per la sospensione cautelare della cartella esattoriale. In generale, la Sicilia ha un reddito pro-capite molto basso e la gente non vuole pagare, così anche per una cartella esattoriale da 100 o 200 euro, si apre un'istanza di sospensione». In Campania, a destare più problemi è l'Iva, come spiega Gennaro Iannarone, presidente della nona sezione della commissione tributaria regionale (sezione distaccata di Salerno): «I ricorrenti sono per lo più piccoli imprenditori, commercianti e artigiani, che devono già far fronte a molte spese per mantenere la propria attività commerciale e fanno fatica a pagare le imposte».
    Anche la congiuntura ha avuto il suo ruolo: «Al Sud si è più litigiosi per natura – afferma Giuseppe Carabba, vice presidente della prima sezione della Ctp di Bari – in generale, però, c'è una difficoltà di carattere economico evidente, aggravata dalla recente crisi».
    Ci sono casi specifici in cui da un anno all'altro si sono verificati incrementi nelle iscrizioni. In Ctp a Milano «dopo la sentenza della Corte costituzionale sul l'Irap per i professionisti – spiega Luigi Bitto -, c'è stata un'incertezza obiettiva e molti hanno fatto ricorso». A Pescara i ricorsi iscritti sono passati da mille a quasi 4mila: «Ci sono state oltre 2mila pratiche sul "silenzio-rifiuto", ovvero il rifiuto di rimborso del Centro operativo di Pescara per il quale la nostra commissione è competente», afferma Gianfranco Rosati, direttore della Ctp. A Terni, invece, l'aumento di istanze tra 2008 e 2009 è legato in gran parte ai contributi consortili.

    fonte http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/10/Economia%20e%20Lavoro/7_A.shtml?uuid=a37a3904-5bf9-11df-b160-dce348480905&DocRulesView=Libero

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