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Un miliardo sul tavolo della conciliazione
Una partita da un miliardo di euro. E la stima è al ribasso. Tanto sarà messo in gioco di qui a un anno, quando la mediazione diventerà obbligatoria per una lunga serie di controversie civili, ad esempio le liti tra condomini oppure i contrasti per ottenere il risarcimento dei danni provocati da un incidente stradale. Premesso che il ministero della Giustizia ha stimato in un milione l'anno il numero di controversie che, dal 20 marzo 2011, richiederanno il passaggio obbligatorio dal mediatore, e posto che ciascuna parte in causa (quindi almeno due) dovrà pagare un'indennità (stimabile in 500 euro di media), si arriva alla previsione di un miliardo di euro quale cifra complessivamente in gioco. Alla quale dovrà essere poi sommata la quota, impossibile però da calcolare, derivante dalle mediazioni facoltative. Tutto questo finirà nelle mani degli organismi di conciliazione che potranno essere istituiti anche dagli ordini professionali e per il cui funzionamento si è in attesa delle regole ministeriali. C'è poi da aggiungere la partita della formazione: il Consiglio nazionale forense, ad esempio, ha stimato in 500 euro la spesa che ciascun avvocato dovrà sostenere per diventare mediatore (anche qui, le regole per gli enti di formazione sono nelle mani del ministero della Giustizia).
Ecco allora che uno strumento indispensabile per asciugare il fiume di procedimenti che paralizza la macchina giudiziaria, appena potenziato dal legislatore, può essere visto anche sotto una luce diversa. La nuova media-conciliazione – procedura che in quattro mesi può chiudere una vicenda che altrimenti richiederebbe anni in tribunale – offre infatti uno stimolo per lo spirito imprenditoriale dei soggetti in campo. In primo luogo gli avvocati. Nonostante una certa inquietudine che si registra nella categoria – soprattutto alcune posizioni dell'Organismo unitario –, per il Cnf la legge c'è e va applicata. Fabio Florio, responsabile dell'apposita commissione in seno al consiglio, è consapevole del fatto «che ci sia qualcosa ancora da sistemare per rendere le procedure più praticabili e che bisogna attendere i decreti attuativi del ministero per comprendere meglio quello che sta accadendo e come ci si deve comportare sul territorio». Ma il Cnf non resta con le mani in mano e si sta attivando, sottolinea Florio, «non solo con corsi per i mediatori, ma anche per i formatori, attraverso le diramazioni della scuola superiore dell'avvocatura. Le circa ottanta sedi sparse sul territorio saranno interessate, a partire da settembre, con i corsi per i formatori». La macchina si è dunque messa in moto e l'invito del Cnf è che «bisogna crederci, anche se – ribadisce Florio – non dobbiamo entrare nella presunzione che tutti possano essere mediatori e conciliatori».
Tra i problemi fondamentali della disciplina, secondo Maurizio De Tilla, al vertice dell'Oua, c'è «la dichiarazione con la quale si informa il cliente che l'azione proposta necessita del preventivo tentativo di conciliazione, pena l'annullamento del mandato. Previsione che non c'è in nessun ordinamento europeo». Il ruolo dell'avvocato, aggiunge De Tilla, deve essere centrale: «Essendo materia precontenziosa l'assistenza del professionista legale è necessaria. Il conciliatore, ad esempio, potrebbe formulare una proposta che incide nell'eventuale giudizio ordinario. Chi, meglio di un avvocato, potrebbe suggerire al cittadino se accettarla o meno?». Qualche dubbio ulteriore l'Oua l'ha manifestato sull'obbligatorietà («non era prevista nella legge delega»). «Le strade sono due – suggerisce De Tilla – per evitare di intasare gli organismi di conciliazione. O rendere la mediazione sempre facoltativa, o a marzo facciamo entrare nell'obbligo solo una di quelle materie».
Tra chi si è messo in moto va segnalato il coordinamento della conciliazione forense cui aderiscono una trentina di ordini locali, Milano e Roma compresi. «Diamoci da fare – commenta risoluto Angelo Santi, avvocato, responsabile nazionale del coordinamento – con questi organismi». Oggi è possibile seguire tre strade per organizzarsi, spiega Santi: «gli enti di conciliazione possono essere gestiti dagli ordini, anche attraverso le fondazioni, oppure in associazione con altri ordini professionali, in primo luogo i commercialisti. Oggi, in attesa dei regolamenti, c'è pure chi va avanti con le convenzioni con le camere di commercio». In sintonia con il Cnf , Santi ribadisce come siano da aggiornare i compensi per l'avvocato che assiste il cliente nella mediazione. «La tariffa va adeguata perché l'assistenza nella mediazione non può essere paragonata a un semplice incontro in sede stragiudiziale», ha aggiunto Santi. Convinto che la mediazione sia un'opportunità per gli ordini «anche per smarcarsi dallo sfascio della giurisdizione».
fonte http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/03/Economia%20e%20Lavoro/5_A.shtml?uuid=835ed1ee-5676-11df-a6ca-2846584c0201&DocRulesView=Libero
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