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Lawyers on demand. A Londra vanno forte gli avvocati in affitto per le M&A
Avvocati affittati dallo studio legale alle aziende clienti per un periodo di tempo determinato e con la specializzazione necessaria a seconda del caso da seguire.
«Lawyers on demand», il servizio lanciato qualche mese fa dallo studio legale inglese Berwin Leighton Paisner, potrebbe diventare presto un vero e proprio business indipendente scollegato dalla law firm a cui fa oggi riferimento.
Merito del successo dell'idea del socio Simon Harper, che in tempo di crisi e seguendo le richieste dei clienti di un modello di servizio più flessibile, ha trovato il modo di offrire ai team legali della aziende la possibilità di ricevere del supporto legale a seconda delle necessità. Nel 2009 il servizio ha fatturato allo studio 2 milioni di sterline, (2,3 milioni di euro), e le stime per il 2010 prevedono un aumento del 100% e una cifra complessiva di 4,5 milioni di sterline (5,3 milioni di euro).
La discussione sulla creazione di un network indipendente è in corso tra i soci dello studio e il direttore Jonathan Brenner e fa parte della più ampia strategia di diversificazione dei servizi offerti alle aziende, tra cui il lancio di un dipartimento di "managed legal services", che prevede che i professionisti dello studio entrino in azienda per creare e gestire la divisione legale. Fino a oggi sono molte le aziende che hanno fatto ricorso al servizio, tra cui Gucci, Orange, BSkyB, Cisco e alcune banche, che apprezzano in particolare la possibilità di non dovere pagare risorse inutili quando un'operazione di fusione, acquisizione o finanziamento è conclusa.
«Lawyers on demand» dispone di 75 avvocati "in affitto", con una seniority compresa tra 5 e 15 anni dopo la laurea. Intanto, la possibilità di lanciare un servizio simile è in fase di analisi in almeno altri due studi inglesi e l'obiettivo dei fondatori di «Lawyers on demand» è di estendere il raggio di azione ai clienti di altri studi legali, In Italia di avvocati in affitto per il momento non se ne parla. E non solo perché gli avvocati sono liberi professionisti che almeno sulla carta offrono il loro servizio in modo indipendente dagli studi con cui collaborano.
Per rafforzare il rapporto con i clienti e per conoscere meglio le necessità del loro business, le law firm italiane fanno anche spesso ricorso allo strumento del secondment.
Uno o più professionisti dello studio trascorrono un periodo di tempo compreso tra i 6 mesi e un anno in una istutituzione esterna, spesso una banca o una compagnia di assicurazioni, nella quale vengono integrati a tutti gli effetti.
Il secondment e il servizio di «Lawyers on demand» hanno tuttavia una differenza fondamentale. Il trasferimento temporaneo degli avvocati in azienda riguarda spesso i profili più giovani dello studio e non è collegato a una determinata operazione che riguarda la società o la banca. E anche quando ospitano un professionista al loro interno, i clienti devono fare ricorso alla più tradizionale consulenza offerta dagli studi.
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-12-04/lawyers-demand-pronto-lanciare-164556.shtml?uuid=AYKZW8oC
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