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  • Napoli, gang dei falsi incidenti stradali con truffa: coinvolto anche giudice di pace

    Indagati medici, avvocati e testimoni. Liquidati a una donna 43mila euro per danni subiti da una stessa Bmw.
    Stesso teste in tre diverse cause.
    Dalle prime ore dell'alba nelle province di Napoli e Caserta i Carabinieri del Nucleo investigativo, nel corso di un'indagine coordinata dalla DDA di Napoli stanno dando esecuzione a numerosi provvedimenti cautelari nei confronti di soggetti appartenenti ad un'organizzazione specializzata in truffe alle assicurazioni. Per la precizione, come si è appreso da ambienti giudiziari, sono 28 le ordinanze di custodia cautelare, 24 delle quali notificate ai destinatari.

    Indagato un giudice di pace. Nella truffa alle assicurazioni è coinvolto anche un giudice di pace, Nicola Matteoni, negli anni scorsi in servizio ad Airola (Benevento) e ora a giudizio davanti al Tribunale di Roma, competente per i magistrati del distretto di Napoli. A segnalare alcune anomalie che lo riguardano è stato un esposto della società Fondiaria Sai, lo stesso che ha dato il via all'inchiesta: in una sola giornata, il 23 luglio 2006, Matteoni per esempio ha depositato otto sentenze di condanna nei confronti di persone assicurate con società del gruppo Fondiaria-Sai. Quattro di esse condannavano la società a risarcire la stessa persona, Rosa T., per danni procurati dalla stessa auto Bmw nell'arco di pochi giorni; in tutte e quattro le cause la donna era assistita dall'avvocato Immacolata Califano, cui stamattina è stata notificata la misura interdittiva dalla professione forense per due mesi. Un quinto risarcimento è stato assegnato a Rosa T. per danni causati da una motocicletta; in tutto, alla donna sono stati liquidati 43.000 euro. Lo stesso giorno il giudice di pace Matteoni ha emesso un'altra sentenza in favore di Rosa T., che stavolta era però assistita dall'avvocato Eugenio Izzo (da oggi agli arresti domiciliari), condannando un'altra società assicuratrice; lo stesso Izzo, sempre il 23 luglio 2006, ha ottenuto tre sentenze favorevoli in qualità di parte attrice, cioè di vittima diretta di incidenti stradali, con il patrocinio della collega Califano. In tre delle cause, per vicende avvenute in luoghi diversi, ha deposto lo stesso teste, Giuseppina I., nipote dell'avvocato Izzo.


    Falsi certificati. Gli indagati inventavano sinistri stradali con gravi lesioni personali, riscuotendo i relativi risarcimenti grazie alla complicità di avvocati, personale medico e titolari di agenzie di pratiche automobilistiche. I falsi sinistri accertati sono più di 70 e hanno comportato risarcimenti per oltre un milione di euro. Nel gruppo criminale individuato c'è anche un ex cognato del boss Francesco Bidognetti, capo storico del clan riconducibile ai Casalesi.

    Radiografie contraffatte. Per ottenere certificazioni mediche che avvalorassero i danni fisici subiti nel corso di inesistenti incidenti stradali, l'organizzazione sgominata questa mattina dai carabinieri si serviva di Raffaele Paccone, tecnico radiologo che, pur essendo impiegato presso il Policlinico di Napoli, prestava illecitamente la propria opera presso un centro diagnostico ed approntava false certificazioni sanitarie e falsi esami strumentali. In particolare, dalle intercettazioni telefoniche è emerso che gli esami radiologici venivano effettivamente eseguiti, ma su persone compiacenti, le quali, all'atto dell'esame, erano registrate con falsi dati identificativi, corrispondenti a quelli dei soggetti che, in epoca successiva, sarebbero stati indicati quali persone lese dal sinistro stradale fasullo; le persone che di volta in volta si sottoponevano all'esame strumentale ricevevano un compenso in denaro in cambio del servizio reso.

    Camorra co-interessata. «Il canale delittuoso delle truffe in danno di compagnie di assicurazione si è rivelato talmente redditizio da attrarre l'interesse della criminalità organizzata di stampo camorristico, soprattutto nella provincia di Caserta»: lo scrive il gip Carlo Alessandro Modestino nell'ordinanza di custodia cautelare notificata oggi a 28 persone dai carabinieri di Caserta. A riprova di ciò, sottolinea il magistrato, «tra gli indagati compare (anche quale autore di una condotta estorsiva perpetrata con chiare modalità di intimidazione camorristica) un soggetto gravitante nell'orbita del clan dei Casalesi»: si tratta di Giosuè Fioretto, già detenuto per altre vicende, cognato della collaboratrice di giustizia Anna Carrino, ex compagna del boss Francesco Bidognetti. Le indagini, nelle quali sono coinvolti anche medici e avvocati, sono state coordinate dai pm Catello Maresca e Liana Esposito.

    Vittime e testimoni: ruoli intercambiabili. A volte vittime di incidenti, a volte testimoni: gli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla truffa alle assicurazioni sotto l'egida del clan dei Casalesi, spesso parenti tra loro, si scambiavano i ruoli, dando luogo a quella che il gip definisce «una complessa girandola». Per il giudice «è prova evidente della falsità di un sinistro il fatto che i componenti di una famiglia siano ripetutamente indicati quali testi di sinistri, ovvero che altri soggetti, tra loro parenti, compaiano in pratiche di sinistro, alternativamente, quali attori o convenuti». Per chiedere il risarcimento di danni fisici subiti dalle false vittime degli incidenti, l'associazione a delinquere si procurava falsi referti medici, ora rilasciati da professionisti compiacenti, ora creati ad hoc su carta intestata di laboratori e centri clinici inesistenti.

    http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=183621&sez=NAPOLI

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