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  • Privacy e social media: rimandati in diritto d'autore, promossi nel rischio penale

    Gli italiani mostrano di conoscere abbastanza bene alcuni dei rischi connessi all'utilizzo improprio di dati e informazioni sensibili su Internet. Ma su alcune delle norme riguardanti il diritto d'autore ancora non ci siamo. È questo, in sintesi, l'esito del quiz che abbiamo pubblicato sul nostro sito web riguardante il rispetto della privacy su Internet. Un quiz che si è dipanato su quindici quesiti a risposta multipla, un numero superiore a quello più volte utilizzato dal sito web Il Sole 24 Ore; ciononostante la partecipazione dei lettori aglii ultimi questiti è stata anche superiore alle prime domande: segno che l'interesse per la materia è molto alta. E quindi se volete mettervi alla prova andate subito a rispondere al quiz e rimandate la lettura di questo articolo, per non leggere le risposte corrette. I risultati di alcuni quesiti mostrano una scarsa conoscenza di alcune norme da parte dei navigatori. La gran parte di chi ha risposto al quesito sulla possibilità di riutilizzare una foto pubblicata su Facebook per un sito personale, ha clamorosamente sbagliato risposta: meno del 13% di loro ha risposto correttamente "Sì, con il consenso della persona che ha scattato la foto", mentre il 34,55% ha risposto "Sì, con il consenso della persona titolare del profilo Facebook", il che testimonia che una fetta consistente dei navigatori considera erroneamente la propria pagina web come "propria" anche in termini legali. Un altro 29% ritiene addirittura che si possa sempre utilizzare le foto pubblicate su Facebook perchè "pubbliche". Navigatori bocciati anche al quesito sull'eventuale causa che un datore di lavoro può adire nei confronti dei proprio dipendenti: il 28,65% dei rispondenti ha risposto correttamente "Sì, se è riuscito a prenderne visione tramite le pagine di amici comuni di Facebook", ma la maggioranza, il 35,4%, ha risposto no, sostenendo che la circostanza violerebbe la legge sulla privacy. Bocciatura anche sull'uso del web tra ex fidanzati: in caso di pubblicazione di foto o messaggi offensive "per vendetta", solo il 15% risponde correttamente che è possibile pubblicarle il contenuto del messaggio ma solo con il consenso dell'autore, mentre il 41% ritiene che sia possibile se si cancella dati come il nome del mittente o il numero di cellulare. Errata la maggioranza di risposte anche a un altro quesito: "Mi sto separando da mia moglie. Ho scoperto che lei ha un amante perché ho letto la sua chat su Facebook. Posso produrla nel giudizio di separazione?". Il 47% ha risposto di no perchè "lesivo della sua privacy", il 25% invece ha risposto sì perchè "determinante ai fini della separazione" mentre solo il 7,75% ha risposto no perchè "ininfluente ai fini della decisione". Su alcuni temi il bicchiere è mezzo pieno: la gran parte dei lettori ha risposto correttamente ai quesiti sui temi dell'infedeltà matrimoniale, sull'eccessiva disinvoltura di alcuni a pubblicare foto di bimbi online e sul comportamento del geloso che mette sotto controllo il cellulare della sua fidanzata. Pochi dubbi al questito: "Dopo una lite con un collega, mi iscrivo a una chat erotica e fingo di essere lui. Dopodiché divulgo in chat il suo numero di cellulare per vendicarmi. Cosa rischio?" Il 93% ha riposta correttamente "una sanzione penale per illecito trattamento dei dati e il risarcimento del danno". http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2014-01-30/privacy-e-social-media-rimandati-diritto-d-autore-promossi-rischio-penale-154955.shtml?uuid=ABHK0It

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