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  • Stalking e piccoli furti: è allarme scarcerazioni

    Se non è allarme scarcerazioni poco ci manca. È forte la preoccupazione negli uffici giudiziari per la norma inserita nel decreto legge n. 92 entrato in vigore lo scorso 28 giugno sui risarcimenti ai detenuti che hanno scontato la detenzione o parte di questa in condizioni inumane. La disposizione vieta la custodia cautelare in carcere «se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena da eseguire non sarà superiore a 3 anni». La disposizione ha come conseguenza la messa in libertà di persone ritenute socialmente pericolose, e senza un luogo dove stare almeno ai domiciliari, condannate per reati relativamente gravi che interessano la criminalità di strada in generale o, più in particolare, stalking, furti in abitazione, piccole rapine, maltrattamenti in famiglia, ma anche, per passare a reati tipici dei colletti bianchi, alla corruzione per l'esercizio delle funzioni o l'illecito finanziamento ai partiti. La questione è stata posta informalmente ieri da alcuni magistrati al ministro della Giustizia Andrea Orlando al termine della riunione con i vertici degli uffici giudiziari milanesi, ma sta interessando tutti i tribunali. A Milano, ma non solo, è in corso un monitoraggio sulla situazione per verificare le ricadute concrete del provvedimento, già battezzato "indulto mascherato". In sostanza si stanno facendo i conti di quante saranno le persone, alcune senza un luogo dove poter essere poste ai domiciliari, che dovranno essere rimesse in libertà, a partire dai giudizi celebrati in seguito ad arresti in flagranza (per direttissima). «Questa norma – spiega Fabio Roia, presidente della sezione misure di prevenzione milanese – impone ai giudici di non applicare la custodia cautelare in carcere a soggetti che hanno comunque un indice di pericolosità sociale. È vero che le carceri sono congestionate, ma le conseguenze di misure come questa andrebbero valutate con estrema attenzione. Inoltre segna un particolare punto di arresto nella tutela delle donne vittime di violenze. Tutto ciò – ha osservato Roia – pone problemi per la sicurezza dei cittadini». E che la situazione non sia del tutto tranquilla è testimoniato dal comunicato diffuso ieri sera dal ministero della Giustizia. Nel quale si prova a gettare un po' di acqua sul fuoco. Prima, sibillinamente, si sottolinea come «in merito al decreto legge del 26 giugno scorso che stabilisce, tra l'altro, anche la disciplina della custodia cautelare, il ministero della Giustizia precisa che il Governo è intervenuto per correggere una norma già approvata in modo conforme dalla Camera e dal Senato, con la quale si stabiliva il divieto di qualunque misura cautelare detentiva nel caso della previsione di una pena non superiore a tre anni». Dove il riferimento è alle modifiche al regime della custodia cautelare in discussione alla Camera ma già oggetto di una «doppia conforme». E poi la nota della Giustizia puntualizza che «non è stato previsto alcun automatismo. Sarà il giudice a esprimere in "concreto" una prognosi sulla pena concretamente applicabile all'esito del processo, al solo scopo di evitare che l'imputato subisca una limitazione della propria libertà in via cautelare rispetto a una pena che non dovrà essere eseguita all'esito della condanna ovvero che potrà essere eseguita in detenzione domiciliare». In conclusione, il ministero prova a essere ancora più rassicurante, precisando come la norma del decreto non è blindata e consentirà comunque al Parlamento di intervenire sulla materia con eventuali correzioni. Aggiustamenti che, presumbilmente, arriveranno in sede di conversione nell'arco delle prossime settimane. http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2014-07-03/stalking-e-piccoli-furti-e-allarme-scarcerazioni--093854.shtml?uuid=ABCDeGXB

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