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  • Nola, tribunale sommerso dalle cause «Colpa di troppi giudici in maternità»

    Quattro magistrati su sei in permesso. Gli avvocati:
    «Vertenze pendenti anche da 10 anni: insostenibile»

    La maternità è un diritto che non può essere messo in discussione. Però se troppi magistrati giovani si susseguono per anni in un unico tribunale, i processi - proprio per la maternità - si fermano e le cause, di conseguenza, si accumulano. Fino alla paralisi quasi totale dell'istituzione. Questa è la storia della sezione lavoro del tribunale di Nola, che ha un'importanza strategica sul territorio: si occupa delle cause di lavoro riguardanti grandi fabbriche come la Fiat, l'Alenia e grossi centri commerciali come il Vulcano Buono e il Cis di Nola. Un presidio che ha competenza su controversie previdenziali e trattamenti pensionistici per malati oncologici. Una parte di questi malati abita nel cosiddetto «triangolo della morte» (Acerra, Nola e Marigliano) e ha contratto gravi malattie legate all’inquinamento. Situato in un’area del genere, il tribunale certamente non ha poco lavoro da smaltire, «eppure da quando è stato aperto nel ’94 non ha mai funzionato a pieno regime fino ad arrivare alla semi-paralisi attuale». A denunciarlo è l’Associazione avvocati previdenzialisti del Foro di Nola.

    Uno dei suoi membri, Francesco Riccardo, fa un quadro della situazione: «Su sette giudici tre sono in maternità, uno è in astensione facoltativa, uno è in ferie, uno è un applicato sottratto da un'altra sezione del tribunale per ricoprire il ruolo di uno di loro, ma attualmente è in ferie. Un solo giudice dunque lavora regolarmente con circa 30000 cause pendenti complessivamente accumulate – prosegue Riccardo– I rinvii sono stati continui e adesso si sono bloccati anche quelli. Ci vorrebbe il doppio dei giudici che abbiamo. Così non si possono tutelare gli interessi dei cittadini e in particolare delle classi più povere: operai, disoccupati, malati ed invalidi».

    I dati della cancelleria: ogni anno vengono iscritte al ruolo 8000 nuove cause. Quasi 5000 quelle da smaltire complessivamente per ogni giudice. Circa 2 anni per la fissazione della prima udienza, una media di 5 anni per arrivare alla sentenza definitiva. Ci sono casi di rinvii che durano da più di dieci anni, talvolta i ricorrenti sono deceduti nel frattempo. Ma cosa ha determinato questo stato? Un circolo vizioso. Tutti i giudici che hanno preso servizio a Nola dal '99 sono state donne al loro primo ruolo. Questo significa che sono state giudici giovani, le quali spesso hanno avuto gravidanze contemporaneamente proprio come i giudici attuali. Alcune sono andate in maternità più volte. Inoltre, fino ad ora tutti i giudici che hanno lavorato a Nola hanno chiesto il trasferimento dopo tre anni. Conseguenza? La nomina ogni volta di nuovi magistrati e il susseguirsi di maternità ricomincia. «Il punto - spiega l’avvocato Francesco Riccardo – è che in questo tribunale non vengono nominati magistrati donne in età più avanzata o magistrati uomini. Non mettiamo in discussione un diritto fondamentale delle donne come la maternità, ma quest’anno sono state portate a termine solo il 20 per cento delle cause iscritte al ruolo, è una situazione insostenibile». Aggiunge Riccardo: «Non capisco perchè una causa al Tribunale di Napoli o di Torre Annunziata, in media, duri 15 mesi e il Tribunale di Nola non sia messo in condizioni di fare altrettanto. Eppure tutti e tre i tribunali fanno parte del Distretto della Corte d’appello di Napoli». Da qui partono i due appelli di Lucia Casaburo, Presidente dell' Associazione Avvocati Previdenzialisti del Foro di Nola, diretti rispettivamente al Csm e al Ministro della Giustizia Alfano: «Si rendano conto della gravità della situazione. Siamo sovraccarichi di lavoro. Questi continui rinvii d’ufficio e questi ruoli congelati inoltre comportano un movimento continuo dei fascicoli che alla fine, in alcuni casi, finiscono fuori posto o si perdono».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/8-luglio-2010/nola-tribunale-sommerso-causecolpa-troppi-giudici-maternita-1703350188803.shtml

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