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  • Anche il Tribunale di Catania impugna la legge 40. Alla Corte Costituzionale l’ “ardua sentenza”.

    L’Italia si confronta ancora una volta con la molto discussa legge 40/2004 che reca “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, ovvero la tanto discussa “fecondazione assistita”. A pochi giorni dalla decisione della prima sezione del Tribunale civile di Firenze di impugnare la legge in questione per ragioni di “manifesta irragionevolezza”, anche il Tribunale di Catania si rivolge alla Corte Costituzionale che si troverà a dover dirimere un caso davvero spinoso per molteplicità di dibattiti sostenuti a riguardo da partiti politici e società civile, in modo spesso acceso, durante l’ultimo decennio.

    Il punto che ha portato i due Tribunali ad impugnare la legge 40 per un controllo di costituzionalità risiede nella parte in cui è vietata la fecondazione eterologa, ovvero quando seme e ovuli arrivano entrambi da donatori esterni.

    <>, queste le parole dell’avvocato Marilisa D’Amico, uno dei legali che ha curato il ricorso della coppia siciliana che ha deciso di adire il tribunale ordinario e Corte Costituzionale.

    La Consulta si è già pronunciata nel 2009 riguardo l’articolo 14, comma 2 della stessa legge, dichiarando incostituzionale il punto in cui veniva imposto che avvenisse un "unico e contemporaneo impianto [di embrioni], comunque non superiore a tre", cancellando appunto il limite imposto al numero di embrioni ed alla modalità di impianto degli stessi.

    Può sorprendere la quasi simultaneità dei casi di rinvio alla Suprema Corte, ma è pacifico supporre, come anche dichiarato dal collegio dei legali dei coniugi di Firenze (professor Gianni Baldini ed avvocato Filomena Gallo), la percezione da parte degli stessi legali di una sorta di idoneità culturale ad affrontare questa tematica in Italia in questo momento, anche alla luce del Premio Nobel per la Medicina conseguito da Robert Edwards, “padre” della fecondazione in vitro.

    Il mondo politico è giustamente intervenuto sull’argomento, senza nascondere minimamente la preoccupazione per la futura decisione della Corte Costituzionale, schierandosi in difesa dell’attuale disciplina della legge 40.

    Il ministro della Salute Ferruccio Fazio pone l’accento sulla forza normativa della legge 40, espressione nemmeno tanto remota della volontà di Camera e Senato (come ogni iter legislativo richiede).

    Gli fa eco il sottosegretario Eugenia Roccella, che, aggiungendo sincera enfasi, sottolinea come già il divieto di fecondazione eterologa abbia sostenuto il vaglio referendario nel 2005, uscendone immune. Si scaglia, inoltre, anche contro l’anonimato imposto nei casi di fecondazione eterologa riguardo provenienza di seme e ovuli, poiché <>.

    Ciò che sembra evidente, alla luce delle vicende internazionali (dal Nobel ad Edwards fino alla sentenza della Corte Europea contro la normativa austriaca in materia di fecondazione eterologa, molto simile alla disciplina italiana) è che vadano ricalcolati i limiti e le modalità della fecondazione assistita, senza tralasciare che il dibattito dovrà tenere conto della forte crescita del “mercato degli ovociti” che si è oramai sviluppato a livello internazionale.

    Il problema non è da poco, visto che le multinazionali gestiscono un giro di svariati miliardi di euro trattando un “prodotto” decisamente sui generis.

    Il rischio effettivo di una sentenza di incostituzionalità da parte della Corte, andrebbe a creare un vuoto normativo che potrebbe dare spazio ad un mercato indiscutibilmente delicato, per quanto proficuo, ed inesplorato in territorio nazionale che dovrebbe subire il vaglio della volontà popolare e politica, impostando i criteri più giusti nel rispetto del complessivo sistema democratico.

    http://www.levanteonline.net/cronaca/italia/2674-anche-il-tribunale-di-catania-impugna-la-legge-40-alla-corte-costituzionale-l-ardua-sentenza.html

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