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  • Professionisti contro le complicità

    «Nel 1982 il presidente degli avvocati milanesi, Alberto Dall'Ora, intitolò a mio padre, Giorgio Ambrosoli, la biblioteca dell'Ordine.
    Fu un gesto importante. Nella Milano di qualche anno prima, non tutti i professionisti, osservando il suo scontro con Michele Sindona – anch'egli avvocato – avevano parteggiato per mio padre».
    Oggi a Napoli Umberto Ambrosoli terrà un intervento sull'etica e sul valore della responsabilità nelle professioni.
    Ci sono passaggi che segnano la storia di un paese: alle esequie di Giorgio Ambrosoli, liquidatore del Banco Ambrosiano ucciso dal sicario americano William Joseph Aricò la sera dell'11 luglio 1979 per volere di Sindona, non ci fu alcun rappresentante del governo, mentre partecipò il governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi. Tre anni dopo, anche gli avvocati milanesi avrebbero detto la loro parola definitiva su quest'uomo, accogliendone così la memoria.
    Avvocato Ambrosoli, il libro su suo padre «Qualunque cosa succeda» ha venduto 60mila copie. Il convegno dei commercialisti è stato aperto con uno spezzone del film dedicato a lui. Cosa ha pensato quando ha ricevuto l'invito a parlare?
    Ho pensato che l'Italia, da un certo punto di vista, sta vivendo un momento molto bello della sua storia. Il "patto fra gli onesti" proposto da Claudio Siciliotti, basato, per esempio, sul no all'evasione fiscale, fa il paio con l'iniziativa di Confindustria Sicilia contro il pizzo. Non basta la repressione giudiziaria per bloccare la patologia italiana. Serve anche un lavoro "politico" alto. E quello di Ivan Lo Bello e di Siciliotti, lo è.
    Un commercialista o un altro avvocato le hanno mai raccontato di avere contribuito con le loro tecnicalità ad aiutare un cliente a commettere di fatto un reato?
    Un collega mi ha detto un giorno di avere costruito un meccanismo sofisticato per permettere a un suo cliente di realizzare una grossa evasione. In questi casi, è essenziale non stare zitti e comunicare a chi si vanta di questo tutto il proprio disappunto, se non disprezzo. Tra professionisti gli uomini dabbene e gli uomini per male sono nelle stesse proporzioni che nel resto della società italiane. Ma ci deve essere la consapevolezza che i nostri gesti hanno un effetto amplificato.
    Quanto hanno pesato storicamente i professionisti nelle malattie italiane e in che modo possono essere ora cura di queste patologie?
    Ora possono fare moltissimo. In passato, in molti casi avrebbero potuto e dovuto fare molto di più, soprattutto dal punto di vista dei procedimenti disciplinari, ma alcuni di loro hanno fatto molto per la legalità riconoscendo anche il ruolo di chi l'ha difesa: in Tribunale a Milano la biblioteca giuridica è appunto da tempo intitolata a mio padre. Ancora oggi mi emoziono quando sento un giovane praticante pronunciare la frase "vado in Ambrosoli". Va però anche detto che, in un paese con una evasione fiscale enorme, le mele marce ci sono state. Al professionista compiacente dico però che perde il diritto di parola: chi offre le sue tecnicalità per coprire questi reati non può più lamentarsi delle buche nelle strade, dell'università che non funziona, della sanità che in alcune parti del paese non è all'altezza.
    La svolta culturale fa il paio con le normative vigenti.
    Sì, e sotto questo punto di vista quelle sull'antiriciclaggio eliminano all'origine ogni alibi. Oggi nessuno di noi, fra avvocati e commercialisti, può più chiudere gli occhi. Le racconto un episodio della mia vita: io e una collega, con le stesse condizioni di reddito e i medesimi requisiti patrimoniali, ci siamo messi a cercare ciascuno un mutuo in banca. Alla fine, a lei offrivano condizioni molto più vantaggiose che a me. Riguardando tutta la documentazione, abbiamo constatato una cosa: io avevo scritto sui moduli "professione avvocato". Lei "avvocato penalista".
    Dunque? Non capisco.
    I penalisti lavorano soprattutto con i privati. Il direttore di agenzia avrebbe applicato a lei condizioni tre volte migliori, sottintendendo che i tre quarti del suo reddito fossero in nero. Iniziamo anche noi a dire di no, quando il cliente ci dice: «Avvocato, per la parcella mettiamoci d'accordo».

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-23/professionisti-contro-complicita-063805.shtml?uuid=AYFau2cC

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