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  • Congedo papà,"solo un primo passo"

    Associazione genitori:ora aiuti fiscali
    "Ottima iniziativa, quella dell'Unione europea a favore dei papà in 'congedo' parentale. Ma per aiutare la famiglia in Italia, e in Europa, ci vuole ben altro". L'Associazione italiana genitori (Age), presente in molte città italiane, promuove la proposta delle due settimane di congedo per paternità ma precisa: è soltanto un primo passo. La famiglia ha bisogno di altro: finanziamenti, agevolazioni fiscali, aiuti sempre più concreti.

    "Non bastano due settimane pagate per stare vicino al figlio neonato per costruire una cultura della famiglia più consapevole - dice a Tgcom Marco D'Adda, presidente dell'Age di Milano e provincia -. Purtroppo vedo che ancora oggi nella nostra società la mamma viene prima del papà nell'educazione dei figli. Un po' perché il papà si autoesclude e delega volentieri il compito dell'educazione alla mamma, un po' perché viviamo in una cultura che, al di là di casi sporadici, non contempla il caso dell'uomo padre a tempo pieno o quasi".

    Insomma, la mamma resta sempre il riferimento numero 1 nella gestione dei figli in famiglia?
    "Assolutamente sì. Faccio un esempio - riprende D'Adda -. Mia figlia, che è anche mamma, ha un part-time, mentre suo marito lavora tutto il giorno. Quindi è lei, per forza di cose, che si occupa in prima persona dell'educazione dei figli. Mi chiedo: sarebbe possibile il contrario? La questione è anche culturale, sociale, storica: la mamma viene comunque prima del papà. Modifiche legislative come quella proposta da Strasburgo cercano di cambiare un modo di concepire famiglia ed educazione ancora molto diffuso e radicato. Possono servire a un'evoluzione del modello culturale, ma la strada è ancora molto lunga".

    Davanti alla proposta, approvata a maggioranza a Strasburgo, si sono subito scatenate le polemiche. In particolare, alcuni Paesi sostengono che il costo della paternità riconosciuta, e anche della maternità allargata, sarà troppo alto da sostenere...
    "E' sempre una questione di punti di vista. Ma, vista la situazione di oggi, in cui le nascite restano ai minimi termini, credo proprio che il costo da sostenere non sarà poi così alto. E comunque, è un prezzo che vale la pena pagare. Prendere un provvedimento che aiuta la famiglia a gestire un momento delicato come l'arrivo di un figlio è un segnale positivo da parte delle istituzioni. Un segnale da incoraggiare e apprezzare".

    Da tempo i padri separati conducono la loro guerra a leggi e istituzioni, sentendosi defraudati del loro diritto alla paternità. Hanno ragione loro?
    "Quando si parla di separazione indiscutibilmente il giudice, nella maggior parte dei casi, privilegia il ruolo materno. Credo che ci vorrebbe un po' più di considerazione per la figura maschile, ma la strada non è facile. Anche perché, in una situazione di famiglia disgregata, il magistrato deve guardare prima di tutto al bene del bambino. Il papà (e anche la mamma) devono comunque venire dopo l'interesse del minore".

    Se il "congedo di paternità" può essere un buon primo passo, come si potrebbe andare avanti per la giusta strada, verso una corretta valorizzazione della famiglia?
    "Ci vogliono altre misure di appoggio alla famiglia, di politica familiare. Per esempio, il quoziente familiare, che darebbe finalmente un po' di respiro in più sul piano fiscale ai nuclei con figli, che oggi di fatto pagano le stesse tasse delle coppie senza bambini. Un alleggerimento almeno su quel fronte è un dovere istituzionale prima ancora che un diritto dei padri e delle madri".

    http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo493890.shtml

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