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  • 'Mia suocera beve' di Diego De Silva

    Torna l'avvocato Vincenzo Malinconico, che in contrasto col suo cognome, ci diverte molto e si sospetta, alla fine, profondamente incredulo, un po' si diverta pure lui, goda delle cose particolari che gli accadono, a cominciare dall'essere stato scelto da Alessandra Persiano, la donna piu' bella e desiderata tra tutte quelle che frequentano il tribunale di Napoli. Torna per la felicita' di quei lettori che hanno fatto la fortuna del romanzo in cui Diego De Silva ce lo ha presentato tre anni fa, ''Non avevo capito niente'', che ha superato le centomila copie. E torna con una storia paradossale e, anche per questo, emblematica dei nostri tempi e della societa' in cui ormai viviamo, spesso stupiti e apparentemente spaesati proprio come Malinconico.

    Quindi al centro del racconto ecco un processo mediatico, di quelli che si svolgono ormai davanti alle telecamere, come una sorta di pubblica ordalia priva di garanzie, ma il tutto ridicolizzato dallo svolgersi all'interno di un supermercato, dove l'ingegnere informatico Romolo Sesti Orfeo riesce a sequestrare e ammanettare al banco dei surgelati un energumeno (da Malinconico subito battezzato Matrix), accusandolo di essere responsabile della morte di suo figlio. L'ingegnere, che ha progettato l'impianto tv a circuito chiuso del supermercato, e' davanti a queste telecamere che inscena il processo alla sua vittima, e a quelle dei network nazionali, quando arrivano fuori del negozio dove e' in atto il curioso sequestro.

    L'avvocato, riconosciuto perche' un tempo ebbe come cliente un amico dell'ingegnere, viene da questi praticamente costretto a fare da avvocato difensore d'ufficio di Matrix, che, pur cosi' umiliato, minaccia il suo carnefice: ''E ricordati che vengo io personalmente, cosi' mi presenti pure la tua famiglia''. E questo convince il nostro avvocato che si tratta di un camorrista: ''I camorristi sono professionisti dell'ambiguita', maestri della comunicazione, pubblicitari perfetti. Il messaggio che mandano fa molto piu' che intimidire il destinatario: gli toglie lo stato di diritto. Propone una concezione involuta della societa', dove le leggi non contano, perche' e' il piu' forte a decidere''. Malinconico, con tutti i suoi difetti, la sua apparente distrazione, i suoi pensieri che vagano e lo portano sempre apparentemente lontano da quel che sta accadendo attorno a lui, il suo razionale elucubrare, filtrare, riflettere, rimandare a situazioni e paradigmi che fanno di lui uno di quei filosofi che sono tipici dell'essere napoletano, e assieme pensare ai suoi fatti personali, e' pero' uomo di legge e, quasi senza parere, ma senza cedere, riuscira' cosi' a riportare le cose nel binario giusto e a far capire che gli unici processi seri sono quelli che si fanno in un aula di giustizia. Ecco, accanto alla storia principale, c'e' tutta la vita quotidiana del nostro specialissimo uomo qualunque, che si sente sempre inadeguato ma non perde mai il senso ironico delle cose, eroe del nostro tempo, dall'amata e quasi temuta Alessandra, alla ex moglie e qui, soprattutto, la ex suocera Assunta, detta familiarmente Ass (e Malinconico avverte, chi sapesse l'inglese, da astenersi da facili facezie), con cui ha un'intesa particolare (anche sul giudizio sulla figlia), perche' e' un po' il suo opposto, donna concreta, sempre presente e capace di andare dritto al centro nevralgico delle cose.

    E in un alternarsi di capitoli che ci lasciano in sospeso sull'andamento del reality all'interno del Supermercato, e capitoli dedicati al privato dell'io narrante, con questo suo tono disincantato, rassegnato eppure sempre pronto a affrontare gli imprevisti piu' incredibili, il romanzo procede piacevolmente sino alla sua conclusione, anche se non ha la stessa misura perfetta che aveva 'Non avevo capito niente'.

    http://www.ansa.it/web/notizie/unlibroalgiorno/news/2010/10/18/visualizza_new.html_1731610062.html

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