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  • Giustizia civile più leggera a favore della competitività

    Considerare la giustizia civile elemento decisivo per la competitività del Paese. E non una delle palle al piede che ne frenano lo sviluppo e respingono gli investimenti. Nulla di particolarmente innovativo nelle considerazioni fatte dal premier Mario Monti nella conferenza di fine anno. È da tempo che la lentezza dei processi, il progressivo accumularsi di un ingente stock di cause arretrate, vero debito pubblico della giustizia italiana, rappresentano materia con la quale Governi di vario segno e ispirazione si confrontano. Con risultati alterni e comunque mai soddisfacenti. Per l'Esecutivo "dei professori" è presto naturalmente per un bilancio, ma non troppo per una prima visione delle cose fatte e qualche considerazione sulle prospettive.
    Il nuovo Guardasigilli Paola Severino ha infatti presentato e fatto approvare (è in vigore dal 23 dicembre) un primo pacchetto di misure urgenti attraverso un decreto legge, adesso in discussione al Senato, che non è detto non possa arricchirsi di nuovi contenuti in sede di conversione. Intanto l'intervento, oltre a introdurre una forma di ristrutturazione del debito dettata dalla crisi economica che interesserà sia i consumatori sia le piccole imprese sotto le soglie di fallibilità (con possibili ricadute anche sulla riduzione del contenzioso futuro), raddoppia la soglia di valore, portandola a 1.000 euro, delle controversie nelle quali la parte può stare in giudizio senza la necessità dell'avvocato. Oltretutto, per queste cause, gli onorari non potranno superare il valore della lite.
    Ancora, non si abbandona la strada della conciliazione, come mezzo in qualche modo obbligato per provare almeno ad evitare che un buon numero di procedimenti approdi per forza davanti ai giudici, anticipando il momento della sanzione alla parte contumace. Si liberano le cancellerie dall'obbligo di avvertire le parti della necessità di proporre una manifestazione di interesse alla prosecuzione del contenzioso per le controversie da tempi giacenti sia in Corte d'appello sia in Cassazione. Mossa quest'ultima che obbligherà gli avvocati a monitorare con attenzione la durata delle controversie seguite per evitarne l'estinzione, svincolando le cancellerie da un surplus insostenibile, ad organici attuali, di lavoro.
    In prospettiva, almeno nell'immediato, fatto salvo qualche intervento possibile, che peraltro emerge carsicamente, come quello di riduzione dell'impatto della legge Pinto, dell'introduzione della sentenza in forma breve, dell'istituzione di una task force mista giudici in pensione-avvocati per affrontare l'arretrato, la partita più rilevante sarà quella giocata sul fronte della revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
    A ridosso di Natale il ministero della Giustizia ha fatto approvare un primo decreto legislativo, in esecuzione della delega affidatagli dalla manovra estiva, per ridurre attraverso soppressioni e accorpamenti un numero rilevante (circa 600) di uffici dei giudici di pace. Il provvedimento verrà presentato e discusso in Parlamento, ma ancora non è noto il dettaglio delle sedi interessate, anche se il criterio utilizzato dal ministero è stato in gran parte basato sulla produttività.
    Ma decisiva sarà poi sopratutto la fase 2, quella che chiamerà in campo direttamente i tribunali e le procure, per arrivare anche qui a una riduzione del numero delle sedi aperte e a un recupero di risorse, sia di magistrati sia di personale amministrativo. Scontate però le resistenze che verranno opposte dalle forze politiche. Anche perché non c'è giorno che non riporti la presa di posizione di amministrazioni locali e di professionisti in difesa di qualche sede più o meno periferica. Ma è proprio sulla capacità di resistere al pressing delle corporazioni e alle loro sponde parlamentari che potrà misurarsi l'efficacia di un'azione di Governo nel segno dell'autonomia.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-30/giustizia-civile-leggera-favore-063816.shtml?uuid=AaqzT3YE

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