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Riforma dei Tribunalini, è giallo sulla frenata del ministero della Giustizia
Che fine ha fatto la riforma dei Tribunalini? Inciampata un mese fa sulle nuove piante organiche dei magistrati, la revisione della geografia giudiziaria ha perso lo slancio che il governo Monti le aveva dato in nome dell'efficienza e dell'Europa fino alla sua approvazione, e che le ha tolto adesso, nella fase di attuazione ancora più importante e di più stretta pertinenza del ministero della Giustizia. Al punto che la vicenda si tinge di giallo: c'è chi continua a pensare, fuori dall'ufficialità, che il rallentamento possa dipendere dalla prospettiva - coltivata dal Quirinale - di affidare al guardasigilli Paola Severino un incarico istituzionale strategico in questa nuova fase politica e che perciò si vogliano tenere lontane le inevitabili contrapposizioni legate a questa riforma. Piante organiche, lo scontro con il Csm Nient'altro che voci, per ora. Alimentate dal ritardo accumulato dalla «tenace» Severino sulla proposta delle nuove piante organiche dei magistrati, passaggio cruciale per l'attuazione del taglio di 31 tribunalini e di altrettante Procure, in cui si è scontrata con il Csm un mese fa, tant'è che ritirò la propria proposta per evitarne una bocciatura plateale dell'Organo di autogoverno della magistratura e ne promise in tempi brevi una nuova formulazione. È passato un mese ma a Palazzo dei Marescialli non è arrivato nulla. Il termine è ampiamente scaduto il 31 dicembre 2012 e si restringe pericolosamente il tempo che resta prima della data fissata per l'operatività della nuova geografia giudiziaria, il 13 settembre 2013. Lo stallo delle nuova proposta ministeriale La bozza della nuova proposta ministeriale è già stata messa a punto dagli uffici tecnici di via Arenula e consegnata al ministro la settimana scorsa. Poi più niente. A Palazzo dei Marescialli si interrogano su questo inspiegabile ritardo che, a questo punto, farà slittare il parere del Consiglio a dopo Pasqua visto che la prossima settimana è "bianca". Un ritardo tanto più incomprensibile se il ministro, come aveva lasciato intendere un mese fa, accoglierà soltanto parzialmente i suggerimenti che il Csm aveva espresso in una proposta di parere bloccata dalla stessa Severino per evitare uno scontro aperto. Scontro che in teoria dovrebbe quindi riproporsi. Salvo una totale marcia indietro dell'ultima ora. Le critiche del Consiglio superiore Un passo indietro. A fine anno il ministero aveva inviato a Palazzo dei Marescialli la proposta di revisione delle piante organiche di tutti gli uffici giudiziari, non solo di quelli toccati dalla nuova geografia giudiziaria. Il Csm aveva risposto con un parere, approvato in commissione e pronto per il plenum, fortemente critico su questa impostazione generale, nel quale suggeriva di limitare gli interventi ai soli 31 Tribunali e 31 Procure incisi dalla riforma, limitandosi a sommare i magistrati degli uffici accorpanti e accorpati. Una sistemazione provvisoria, poiché in una seconda fase, da completare in sei mesi, si sarebbe dovuto procedere ad una revisione definitiva di tutte le piante organiche. Alla vigilia del plenum, il parere fu rinviato prima dal Quirinale per un maggior approfondimento e poi bloccato dalla Severino con una lettera del 19 febbraio in cui ne chiedeva il differimento poiché aveva deciso di ritirare la propria proposta e di riformularla accogliendo in parte i suggerimenti del Csm (sì ad una risistemazione parziale delle piante organiche, no ad un intervento provvisorio). Tant'è che nella seduta plenaria del 20 febbraio il Csm prese atto di questa nuova posizione del ministro e rinviò il parere. Non senza polemiche. Al di là della soddisfazione per il «passo indietro» della Severino e per la sua «ammissione di colpa», molti consiglieri contestarono il «metodo» seguito (anche dal Quirinale) «tendente alla negoziazione di un parere che, così com'è, non piace al destinatario e quindi va bloccato». Taglio tribunalini, rischio slittamento per il parere della Consulta A tutti sembrò evidente che il ministro volesse evitare una plateale (seppure parziale) bocciatura e quindi una contrapposizione con il Csm, sebbene fisiologica e rientrante nella dialettica istituzionale. Tra l'altro, il parere del Csm è obbligatorio ma non vincolante, per cui il ministro ben poteva incassarlo e mettersi subito dopo al lavoro per recepirlo in tutto o in parte oppure per niente. In tal modo avrebbe recuperato il tempo già perduto sulla strada dell'attuazione della nuova geografia giudiziaria, l'unica vera riforma della giustizia approvata dal governo tecnico nonostante le resistenze politiche, corporative e localistiche mai sopite. Tant'è che contro di essa ci sono state e ci sono proteste e pressioni e sono state sollevate anche questioni di legittimità costituzionale, che la Consulta ha deciso di affrontare a ottobre, un mese dopo la teorica data di operatività della nuova geografia giudiziaria. Che a questo punto, però, rischia sempre di più uno slittamento, richiesto a gran voce da tutte le forze politiche. Qualunque sia il governo che verrà, insomma, complice il ritardo nella fase di attuazione, la riforma sarà rinviata, e di rinvio in rinvio, come tutte le migliori riforme, si arenerà. Giallo sul rallentamento dell'attuazione Resta il mistero di questa frenata ministeriale proprio nella fase cruciale di attuazione di più stretta pertinenza di via Arenula. Nella lettera al Csm, Severino aveva lasciato intendere che avrebbe seguito i suggerimenti del Consiglio solo in parte, prefigurando così un altro contrasto con l'Organo di autogoverno della magistratura. Infatti la bozza riscritta al ministero non recepisce in tutto le indicazioni del Csm, a meno che il guardasigilli decida di riscriverla ulteriormente o addirittura di stralciarne una parte limitando la proposta alla pianta organica del nuovo Tribunale di Napoli Nord. Nell'attesa delle mosse del ministro, resta più di un interrogativo: perché Severino, invece di incassare il parere negativo del Csm, lo ha bloccato, rallentando così fortemente l'attuazione della riforma? Perché, a un mese di distanza dalla sua richiesta di differimento, il ministro ancora non ha presentato una nuova proposta, indispensabile per realizzare nei tempi stabiliti la nuova geografia giudiziaria? Perché la sua «tenacia» s'è fermata sull'unica riforma seria del governo Monti? Una di cui ora rischia di rimanere soltanto il titolo. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-21/riforma-tribunalini-giallo-frenata-110904.shtml?uuid=Ab8d9CgH
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