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  • La class action non è più tra le priorità della Ue

    La commissaria europea a Giustizia e libertà civile, Viviane Reeding: norma inopportuna con la crisi economica
    A sconsigliare l'adozione del provvedimento sarebbero state le società Usa, dove è legge dal '65
    La class action comunitaria non è più tra le priorità della Commissione europea. A dirlo è Viviane Reeding in persona, commissaria UE Giustizia e Libertà civile, che ha addotto a motivazione della decisione l'attuale crisi economica. Un annuncio che ha causato un terremoto nel mondo dei consumatori, che aspettano da più di 15 anni una legislazione di risarcimento collettivo a livello comunitario.
    La class action è considerata lo spauracchio delle grandi aziende perché in grado di metterle sullo stesso piano dei singoli cittadini davanti ad una corte di tribunale.
    Negli Stati Uniti d'America, dove la class action è in vigore dal 1965, migliaia di cittadini hanno ottenuto risarcimenti milionari da multinazionali come General Motors, Chevrolet Corvait, Ford e Philip Morris.
    Proprio alcuni rappresentati dell'industria statunitense, secondo quanto riferito dalla Reeding, hanno sconsigliato alla Commissione di introdurre una simile legislazione in Europa in tempo di crisi, pena la contrazione degli investimenti nel vecchio continente.
    Pessima la reazione dei consumatori che hanno parlato di «illegittima intromissione statunitense». Monique Goyens, direttore generale Beuc (The European Consumers' Organisation), ha mandato una lettera di protesta alla Reding e al presidente della Commissione Barroso, ricordando che «la stessa Commissione ha stimato che in Europa i danni ai consumatori dovuti a pratiche commerciali scorrette vanno dai 25 ai 69 miliardi di euro l'anno».
    La stessa Commissione aveva redatto negli anni passati un Green Paper che faceva tesoro dell'esperienza positiva di alcuni Stati membri dove una forma di class action è già in vigore, come in Spagna, Portogallo e Svezia.
    In Italia la class action, introdotta dal Governo Prodi a fine del 2007 e modificata dal Governo Berlusconi, rappresenta, secondo le associazioni dei consumatori, un'arma completamente spuntata. «La mancanza di retroattività, di sanzioni punitive, gli alti costi di attivazione e la mancanza di possibilità per le associazioni di adirne l'inizio, trasformano la class action all'italiana in una minestra riscaldata», afferma Monica Multari, presidente del Movimento Consumatori Verona. Infatti la class action così come introdotta nell'ordinamento italiano non può essere usata per risarcire i risparmiatori vittime dei crack Cirio, Parmalat e Lehman Brothers.
    Ad ogni modo, la levata di scudi dei consumatori di tutta Europa potrebbe indurre la Commissione a tornare sui propri passi e a rilanciare le consultazioni. Ma anche in questo modo l'introduzione effettiva della class actrion a livello europeo subirebbe un ritardo rilevante.
    http://www.bresciaoggi.it/stories/Economia/194664__la_class_action_non__pi_tra_le_priorit_della_ue/

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